
Principessa Mononoke
Un’epopea animata in cui lo scontro tra uomo e natura diventa una potente metafora sulla convivenza, sul progresso e sull’impossibilità di dividere il mondo semplicemente tra buoni e cattivi.
Principessa Mononoke è uno dei film che più mi hanno colpito di Miyazaki. Visivamente è straordinario, con un’animazione ricchissima e un mondo naturale che sembra realmente vivo, ma ciò che lo rende speciale è soprattutto la complessità con cui affronta i suoi temi. Il conflitto tra l’uomo e la natura non viene mai ridotto a una semplice contrapposizione tra bene e male. Ogni personaggio ha motivazioni comprensibili, contraddizioni e responsabilità: persino Lady Eboshi, apparentemente la figura più vicina a un antagonista, è allo stesso tempo responsabile della distruzione della foresta e capace di offrire dignità e protezione agli emarginati. È proprio questa ambiguità morale uno degli aspetti maggiormente celebrati anche dalla critica. Il risultato è una metafora ecologista potente ma mai banale, perfettamente coerente dall’inizio alla fine. Miyazaki non propone soluzioni semplici: parla di progresso, vendetta, odio e necessità di trovare un equilibrio, senza idealizzare completamente né gli uomini né la natura. A tutto questo si aggiungono immagini meravigliose e alcune delle creature più affascinanti mai create dallo Studio Ghibli.
Detailed plot · spoiler alert
Mi è piaciuto tantissimo e lo consiglio senza particolari riserve. È uno di quei film d’animazione che riescono a essere contemporaneamente spettacolo, avventura e riflessione adulta. Bellissimo da vedere, narrativamente coerente e soprattutto capace di affrontare temi enormi senza mai diventare didascalico.
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