
The Disaster Artist
Un film così fedele allo spirito di The Room da riuscire quasi nel paradosso di sembrare a sua volta “brutto”, pur essendo realizzato con grande consapevolezza.
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The Disaster Artist è un’opera decisamente particolare: James Franco ricostruisce la nascita di The Room con una fedeltà impressionante, trasformando una delle produzioni più disastrose della storia recente del cinema in una commedia sul fallimento, sull’ambizione e sull’assurdità del sogno hollywoodiano. La cosa più curiosa è che il film è talmente bravo nel riprodurre il tono, le stranezze e l’involontaria comicità dell’originale da finire quasi per assorbirne alcuni difetti. È un controsenso interessante: The Disaster Artist è realizzato bene, ma racconta e imita così fedelmente un film “così brutto da diventare bello” che in alcuni momenti può risultare volutamente sgraziato, assurdo o persino irritante. James Franco è molto convincente nei panni di Tommy Wiseau e riesce a replicarne voce, gestualità e imprevedibilità. Allo stesso tempo, però, il film non riesce sempre ad andare oltre la superficie del personaggio. RogerEbert.com ha sottolineato proprio questo limite: Franco funziona meglio come interprete che come regista nel tentativo di comprendere davvero Wiseau, che rimane spesso più un fenomeno da osservare che una persona da approfondire.
Detailed plot · spoiler alert
Nel complesso mi è sembrato gradevole e curioso, ma non è un film che consiglierei in generale. Ha alcuni momenti molto divertenti, altri genuinamente sorprendenti, e James Franco offre probabilmente l’elemento migliore dell’intera operazione. Il problema è che la sua principale qualità coincide anche con il suo limite: è talmente legato a The Room da funzionare molto meglio se si conosce già quel film e il fenomeno che gli è nato intorno. Per chi non ha questo contesto, parte della comicità e delle citazioni rischia di perdere efficacia. Il mio 5,5 è quindi sensibilmente più basso rispetto al giudizio della critica, che lo ha accolto molto bene, ma riflette proprio questa sensazione: un film tecnicamente riuscito che, paradossalmente, riesce quasi troppo bene a imitare qualcosa di volutamente — o involontariamente — brutto. Interessante come curiosità cinematografica, meno convincente come film autonomo.
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