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The Brutalist
Film · 2024

The Brutalist

Un’opera monumentale per durata, ambizione e intensità, capace di trasformare la storia di un architetto immigrato in un grande racconto su arte, potere, identità e compromesso.

9,0/10
Voto AfterCut
9,5/10
Community · 1 voti

The Brutalist mi ha colpito moltissimo. Nonostante le oltre tre ore e mezza di durata, l’ho trovato sorprendentemente scorrevole, anche grazie alla scelta di dividerlo nettamente in due parti con una vera pausa a metà. Non mi è sembrato un espediente per rendere più sopportabile la lunghezza, ma una soluzione coerente con la struttura stessa del film: quasi due capitoli distinti della stessa grande storia. La cosa che più funziona, però, è l’intensità. Brady Corbet costruisce un film enorme senza perdere di vista i personaggi, e riesce a rendere credibile tanto il percorso umano di László Tóth quanto il rapporto sempre più complesso tra talento artistico, successo, dipendenza economica e potere. La critica ha sottolineato molto proprio questa ambizione: RogerEbert.com lo ha definito un’opera capace di intrecciare immigrazione, capitalismo, architettura, classe e identità senza ridurli a semplici tesi. Adrien Brody è straordinario. Per me è il cuore assoluto del film: riesce a rendere László orgoglioso, fragile, ossessivo e profondamente segnato dal proprio passato senza mai semplificarlo. Anche la critica è stata quasi unanime su questo punto, arrivando a considerare la sua una delle interpretazioni migliori della carriera.

Descrizione dettagliata · allerta spoiler

Il verdetto

Mi è piaciuto tantissimo. È lungo, ma personalmente non ho percepito la durata come un vero limite: la storia rimane coinvolgente, i personaggi sono costruiti con grande attenzione e la pausa centrale rende l’esperienza molto più naturale. La parte che ho apprezzato maggiormente è l’unione tra una storia molto intima e una dimensione quasi epica. The Brutalist parla contemporaneamente di un uomo, di un matrimonio, di arte e di una certa idea dell’America, senza che una componente soffochi completamente le altre. Il mio 9/10 è pienamente coerente anche con l’accoglienza critica: Rotten Tomatoes registra il 93% di recensioni positive, con particolare apprezzamento per la struttura e per l’interpretazione di Brody, mentre The Guardian lo ha definito un risultato monumentale. Lo consiglio decisamente, soprattutto a chi apprezza i grandi drammi d’autore e i film che si prendono il tempo necessario per costruire davvero personaggi, temi e atmosfera. Per me è uno di quei casi in cui la durata non rappresenta un difetto, ma fa parte dell’ambizione stessa del film.

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