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Sheep in the box
Films · 2026

Sheep in the box

Una delicata fantascienza familiare sul lutto e sull’intelligenza artificiale, visivamente bellissima ma incapace di sviluppare fino in fondo tutte le sue promettenti idee.

6,0/10
Note AfterCut
5,5/10
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Sheep in the Box è un film molto delicato, perfettamente riconoscibile nel cinema di Hirokazu Kore-eda, che utilizza una premessa fantascientifica per tornare sui temi a lui più cari: famiglia, perdita, memoria e difficoltà di lasciar andare chi non c’è più. La messa in scena è probabilmente uno degli aspetti più riusciti. Il Giappone di un futuro molto vicino viene rappresentato senza eccessi futuristici, attraverso immagini eleganti, una fotografia luminosa e una quotidianità quasi immutata. Questo rende ancora più naturale l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita dei protagonisti e permette al film di affrontare questioni interessanti senza trasformarsi in una classica distopia tecnologica. Anche Screen Daily ne ha apprezzato il carattere riflessivo e umano, pur sottolineando come le numerose idee introdotte non vengano sempre sviluppate adeguatamente. Il problema è soprattutto il ritmo: con i suoi 126 minuti, il film procede spesso con estrema calma e alcuni passaggi finiscono per risultare più lenti che contemplativi. Soprattutto, dopo delle premesse molto interessanti, l’ultima parte prende una direzione meno convincente e il finale non riesce secondo me a restituire tutta la forza delle domande poste inizialmente. È un limite rilevato anche da RogerEbert.com, che considera proprio la conclusione uno dei punti più deboli dell’opera.

Description détaillée · attention aux spoilers

Le verdict

Mi è piaciuto abbastanza, ma soprattutto per quello che prova a fare più che per il risultato complessivo. È un film raffinato, delicato e molto bello da vedere, con alcune idee davvero interessanti sul lutto, sull’AI e sul significato stesso di famiglia. Allo stesso tempo, però, è lento e a tratti noioso, e soprattutto non credo che il finale sia all’altezza delle ottime premesse. Il mio 6/10 è quindi abbastanza vicino anche all’accoglienza critica complessiva: un Kore-eda minore, interessante e mai banale nelle intenzioni, ma meno riuscito nello sviluppo. Lo consiglierei soprattutto a chi ama il cinema giapponese contemplativo e le storie familiari molto intime; molto meno a chi cerca una fantascienza dinamica o una narrazione particolarmente serrata.

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